lunedì 17 novembre 2008

Tipografia in Cile

Dal sito di Sergio Polano ho trovato questo blog tipografico veramente carino: letritas. Sfogliate almeno fino a capire perché occorre prendere Valentino Rossi come maestro.

giovedì 13 novembre 2008

giovedì 2 ottobre 2008

Spaghetti Grafica nelle librerie di tutta Italia

"e Buon Appetito! Finalmente dopo avvistamenti sparsi in tutto il mondo Spaghetti Grafica è nelle migliori librerie d’Italia… uno strumento per i designer, per i committenti, per le istituzioni, per gli studenti.
I migliori lavori recenti di grafica dei designer e studi grafici italiani, selezionati dal Ministero della Grafica attraverso un concorso nazionale aperto che ha visto partecipare più di 150 studi con oltre 500 progetti. Con lavori che spaziano dalla tipografia, alla grafica editoriale, all’identità, fino agli allestimenti, alla motion graphic e all’autoespressione, Storie di Grafica è nato come una mostra pubblica ed è diventato poi un libro a distribuzione internazionale. I progetti sono per la grande maggioranza lavori reali realizzati per clienti reali".

ministero della grafica

Anche noi abbiamo partecipato a questo concorso con un nostro lavoro, il marchio 'esa agenzia immobiliare', siamo molto felici di aver vissuto questa esperienza.

martedì 30 settembre 2008

lunedì 15 settembre 2008

Oggi ho rivisto il documentario della BBC di Stephen Fry su Gutenberg. Si vede bene come funziona la ‘forma’ per fondere i caratteri, la pressa tipografica, persino la preparazione della carta.
Oltretutto questo deve essere un momento di grande ritorno alla manualità.

giovedì 11 settembre 2008

Counterpunch, Fred Smeijers

La produzione di caratteri per la stampa viene descritta solitamente secondo queste operazioni: incisione del punzone, ‘battitura’ del punzone sulla matrice di rame, fusione del carattere.
Counterpunch è un’indagine, soprattutto, sulla prima fase, l’incisione del punzone, ma è anche molto di più. In primo luogo ribalta il modo con cui si affronta la tipografia, partendo dai processi produttivi e dagli stessi strumenti di produzione invece che dalle ‘idee’. In secondo luogo la sua indagine è condotta, in modo molto radicale, attraverso la sperimentazione fisica delle ipotesi. Per capire come lavorava l'incisore di punzoni, Smeijers prova a riutilizzare i vecchi strumenti (e ci mostra anche come farsi un manico di lima da un tappo di champagne – non credo che sia lo stesso con un tappo di est! est!! est!!!). In questa ricerca Smeijers immagina un ruolo maggiore e fondamentale per i contropunzoni. Un contropunzone non è altro che un punzone che serve ad asportare dal punzone vero e proprio la parte interna delle lettere (il bianco). Questa tecnica, opposta a quella dell'incisione vera e propria, mostra l'autore, permette di mantenere una coerenza tra i vari caratteri, dato che i contropunzoni necessari potranno essere riusati per diverse lettere; non solo le diverse versioni accentate, per esempio della ‘o’, ma anche per gli occhi di b, d, p, q (opportunamente orientati).
La tecnica del contropunzone permette, ovviamente, una maggiore velocità nelle operazioni (Smeijers pensa che per portare a termine una font, all'incisore servissero circa due mesi di lavoro) e un maggiore controllo sui risultati. Non solo, permette anche di riutilizzare gli stessi contropunzoni per diversi corpi, immaginando così che la linearità di ingrandimento/riduzione dei caratteri tipica delle font digitali non fosse così estranea alla logica del type designer del XVI secolo.

Credo che uno dei temi di fondo, che possono emergere da una lettura di questo libro (almeno da come lo ho letto io), sia la riformulazione dell'idea che ci viene insegnata della centralità dello spazio ‘bianco’ delle lettere ma soprattutto, è quello che voglio sostenere, del modo in cui dovrebbe essere insegnata. È una cosa che spesso assume contorni misteriosi e difficili da afferrare. Se invece ci mettiamo dal punto di vista dell'incisore di Smeijers, vediamo come la priorità dello spazio bianco, del vuoto delle lettere assuma un contorno decisamente solido, almeno come un cuneo di acciaio che deve essere spinto a martellate in un'altra barra di acciaio.
L'incisore deve materialmente definire per prima cosa i vuoti, come se fossero pieni, e fare anche delle prove annerendoli con il fumo. Per cui la prima coerenza che l'incisore cerca è quella delle controforme che vede in positivo, senza le lettere intorno. La lettera è definita, in un secondo tempo, intorno a un vuoto (come le caramelle polo).
Viste le cose secondo questo ordine di operazioni, nella loro ‘fisicità’, la questione del bianco delle lettere assume un significato diverso e concreto. Questa stessa chiarezza ci è, come dire, preclusa con gli strumenti attuali che ci impongono di manipolare linee senza spessore e, considerato questo, mi sento giustificato come studente che rimaneva perplesso di fronte all'evocazione di questa fondamentale importanza del bianco, del vuoto, delle lettere.
Ma questo potrebbe anche essere un progetto per un diverso software. Di fatto credo che il motivo per cui lavoriamo con le curve di bezier non sia la comodità dell'utente ma la convenienza matematica. Posso capire che sia comodo immagazzinare i dati di una font come ‘contorni’ orientati, non sono così sicuro che valga la stessa cosa se al posto di un linguaggio di programmazione ci mettiamo una persona fisica.

mercoledì 10 settembre 2008

Ridiculous design rules

Oggi ci è arrivata la segnalazione di nuovo sito, http://www.ridiculousdesignrules.com/, se ancora non lo conoscete dovete assolutamente scoprirlo, si tratta di una raccolta di regole di design "ridicole", potete votare la più ridicola e soprattutto inserire la vostra!

martedì 9 settembre 2008

Centrare in verticale con CSS

Capita di dovere centrare verticalmente alcuni elementi. La cosa, se presa dal verso sbagliato (tipo, pasticciando con margin e padding) può essere piuttosto irritante, in realtà, ho scoperto, è quasi banale.
Se volete centrare un testo all’interno di un elemento (può essere il caso di un bottone, di elementi di una lista, ecc.) basta usare la proprietà line-height. Se l’elemento esterno (mettiamo, il bottone) è alto 30px, basta usare, per il testo line-height: 30px.


(Di fatto la proprietà line-height sembra essere la versione moderna della pratica, che ho letto descritta da Fred Smeijers in Counterpunch, di fondere un carattere di un certo corpo sull’altezza di un corpo maggiore).

Se poi uno cerca di centrare verticalmente un intero blocco nella pagina la cosa diventa un poco più complicata.
Avevo pensato di usare la stessa line-height per centrare un div trattato come se fosse un elemento inline. Ovviamente la cosa non funziona perché se uno prova a usare le percenntuali per line-height, la misura di riferimento è relativa al corpo del carattere e non all’altezza della pagina.
Ho fatto delle ricerche: una soluzione consiste nel piazzare un elemento, alto il 50% della pagina che funziona come distanziatore. A questo elemento si applica un margine inferiore negativo pari alla metà dell’altezza dell’oggetto che va centrato.
Dopo l’elemento distanziatore si piazza il contenitore da centrare, et voilà.

Non so perché ma questa soluzione non mi soddisfa molto, preferirei infatti avere i due elementi (distanziatore e contenitore vero e proprio) annidati l’uno nell’altro.
La soluzione che ho trovato sarebbe questa:


<div id="distanziatore">
<div id="centrato">
</div>
</div>

e il css
#distanziatore{
position:absolute;
height:50%;
top:50%;
}

#centrato{
position:relative;
height:200px;
width:200px;
margin-top:-100px;
background-color:#000;
}




Bisogna usare il posizionamento assoluto per una ragione un poco contorta. La cosa più ovvia sarebbe usare un margine superiore del 50%, solo che se applichiamo le percentuali ai margini (anche a quelli superiore e inferiore) non sono calcolate sull’altezza dell’elemento ‘genitore’(ma, sembra, sulla sua larghezza).
In più, volendo spostare in alto il box da centrare con il margine superiore negativo, explorer decide senz’altro di tagliarlo. La soluzione è quella di usare la posizione relativa.

daniele

mercoledì 18 giugno 2008

Corsi al CIAC

Sabato scorso ho terminato il mio corso di calligrafia sulla carolina minuscola. È stata una cosa piuttosto divertente (lettere, lettere, lettere) e, in effetti, ci sono cose che uno impara a vedere solamente scrivendo, intendo su come funzionano le lettere sulla spaziatura ecc. Il corso era tenuto da Monica Dengo.
L'associazione che ha organizzato questo corso, il Ciac, sta preparando anche altroi corsi a settembre. Uno sulla corsiva umanistica, con Massimo Polello, a cui mi iscriverò certamente.
Ad Arezzo Monica organizza un workshop 'Books by hand' che promette di essere molto interessante, e un corso di acquerello en plein air (con relativa cucitura a mano del proprio taccuino).

daniele

lunedì 19 maggio 2008

Good 50x70, i vincitori

Il 15 di maggio hanno finalmente comunicato i nomi dei vincitori del concorso. Il nostro poster purtroppo non è apparso tra la lista dei prescelti, ma noi ve o faccamo vedere lo stesso.